I miei eventi in giro per la Sardegna

Selargius – IL COMPLEANNO DI MARTA

Una mia poesia dedicata a Marta per il suo 18° compleanno in occasione della mia performance in musica alla sua festa. Marta ha ballato artisticamente un cha cha con la mia canzone cha cha cha del mare

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  BUON COMPLEANNO MARTA (cliccami e leggimi)

 


 

Quartu – Casa degli anziani

Ho trovato ospiti speciali che hanno gioito con me nell’ascolto delle mie poesie; Ma più di tutto hanno gradito le canzoni napoletane che ho interpretato. Una simpaticissima signora ha cantato insieme a me anema e core.


 

Gesturi – Casa degli anziani

Forse che gli anziani in fondo appartengono più o meno alla stessa epoca, per cui si è ripetuta la stessa scena. La canzone napoletana è stata la preferita degli ospiti. E poi dicono che in Sardegna la canzone napoletana non piace. Mica vero.


 

Che fine, che fine ingloriosa sta facendo l'umanità...

Che fine, che fine ingloriosa sta facendo l’umanità…

 

 

Macomer – UNLA – Rappresentazione teatrale

Con la regia del Maestro Tino Belloni


 

Orani – Barbariciridicoli – Rappresentazione teatrale

Con la regia del Maestro Tino Belloni


 

 


Macomer – UNLA – Rappresentazione teatrale

con Monica Lanfranco

“Uomini che odiano amano le donne

FOTO GRUPPO MACOMER

Atzara – Rappresentazione teatrale

con Monica Lanfranco

“Uomini che odiano amano le donne


 

Orani – Io e Vladimir Luxuria

Evento organizzato dalla Compagnia Teatrale “I Barabariciridicoli”

HPIM0875 Per la presentazione di un suo libro mi sono cimentato in una lettura espressiva di un capitolo affidatomi. Ecco il testo:

 

Mari non piangeva da tanto tempo,

non ricordava neanche lei l’ultima volta che lo aveva fatto… Era arida. Si meravigliava ancora di come avesse potuto sciogliersi in lacrime quella volta durante l’intervista a Olga,lei che non aveva pianto al funerale del padre, che non aveva pianto, quando aveva chiuso dietro di sé la porta di casa, né quando aveva rivisto la madre dopo tanti anni.

Non piange neanche adesso al ricordo del padre, di quando era bambina e lui la aiutava a disegnare con le matite colorate e grosse come i pali del Canal Grande.

La piccola Marianna disegnava una casetta con il sole, un cielo azzurro e una nuvoletta che somigliava a una pecorella, il tetto e il comignolo e il prato puntellato di fiorellini.

Il papà la riempiva di complimenti, poi aveva cominciato a palparle le gambine paffutelle strette sotto il ginocchio da calzettoni di cotone bianchi.

Lei si ritraeva e si allontanava perché sentiva che non era come quando la accarezzava la mamma cantandole una canzoncina per addormentarla.

Era diverso. Non le piaceva. Ma il papà le intimava di stare ferma, che doveva portargli rispetto e ubbidire. Lei non vedeva l’ora che la mamma ritornasse a casa, così quel gioco che non le piaceva sarebbe finito presto.

Non le piaceva il profumo… di dopobarba della pelle del padre così vicina quando le guidava la mano per farsi toccare lì.

Quando il gioco era finito e il papà era soddisfatto, le faceva sempre un regalo:

una bambola, un gelato, un fermaglio nuovo per i capelli. Ma guai a dire qualcosa alla mamma! Avrebbe fatto venire il terribile uomo nero che l’avrebbe sbranata in un solo boccone.

Tutto procedeva senza nessun sospetto per alcuni mesi.

Un giorno però la mamma vide un suo disegno e si turbò. Era strano.

Una casetta con sopra nuvole nere, un mostro con i denti aguzzi e occhi rossi infiammati, scarabocchi circolari tracciati con tale forza da aver strappato il foglio.

Quando condivise con il marito questa preoccupazione mostrandogli il disegno,

lui riuscì benissimo a simulare l’imbarazzo e cercò di rassicurarla dicendole che forse quel pomeriggio aveva visto un cartone animato giapponese un po’ violento in tv e che ne era rimasta impressionata.

Ma questa ipotesi non aveva convinto del tutto la madre. Non le era bastata. In cameretta le aveva chiesto se ci fosse qualcosa che non andava:

Che hai piccola mia? Devi dire tutto a mamma tua che ti vuole tanto bene,

è successo qualcosa di brutto?”

Lei non rispondeva, teneva le labbra strette per paura che le sfuggisse qualcosa e comparisse dietro la mamma l’uomo nero cattivo.

Neanche quella volta aveva pianto. Ma proprio mentre la mamma la teneva in braccio accarezzandola, lei parlò:

Non voglio più disegnare con papà!”

La mamma si fermò, come se avesse avuto un colpo alla testa. Altrettanto rapidamente però scacciò via dalla mente quella prima supposizione orrenda che si era raffigurata:

Va bene, non disegnerai più con papà, stai tranquilla…”

Preferì non affrontare direttamente il discorso con il marito, non gli chiese perché la figlia non volesse più disegnare con lui. Neanche lui chiese più alla moglie qualcosa al riguardo, l’ipocrisia era rimasta sospesa nell’aria. Da quel giorno però non lasciò più la figlia sola con lui.

Lui non le chiese spiegazioni sul fatto che da un giorno all’altro lei avesse deciso di portarsi dietro la bimba quando andava a fare la spesa o altre commissioni anche quando lui aveva la giornata di riposo dal lavoro e avrebbe avuto tempo per occuparsi di lei. Non la affidava più a lui come prima, perché così poteva fare tutto più velocemente e non doveva riempire le buste comprando dolciumi e giocattoli che per capriccio Marianna indicava con il dito o afferrava direttamente seduta sul carrello della spesa.

Neanche la figlia ne aveva più parlato con la madre, lo teneva dentro come un segreto, anche quando aveva smesso di credere all’uomo nero, sentiva di aver fatto qualcosa di sbagliato, di sporco, se ne vergognava e più passava il tempo più sentiva che avrebbe dovuto giustificare pure il fatto di aver lasciato trascorrere tutto quel tempo prima di aprirsi.

Eppure lei… aveva la sensazione che in realtà la mamma avesse capito tutto e che avesse fatto finta di niente per non rovinare il quadretto familiare.

Adesso Mari ripete a se stessa che la mamma si era volontariamente obnubilata la mente e aveva smarrito lo sguardo nel vuoto in modo tale non solo da non darle la soddisfazione di ammettere che aveva avuto torto, ma anche di non rischiare di affrontare quella vecchia storia e magari essere interrogata su un passato così doloroso, per tutte e due.

 


 

Tuili – Al matrimonio di Arianna e Gian Luca

Vivere la festa di un matrimonio è sempre un’emozione. Ho partecipato col cuore offrendo agli sposi la mia musica dal vivo e una dedica particolare in poesia. Ho fatto loro dono del libricino di poesie appositamente scritte per loro.

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♥ ♥ Poesie per gli sposi  (cliccami e leggimi)


 

 

 

 

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